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Cos’è lo Stress? E cosa possiamo fare per combatterlo?

Nell’uso comune il termine stress viene associato, a una vita piena di impegni, condotta in modo frenetico, e si è sostituito a quello che qualche decennio fa era l’ esaurimento nervoso. In entrambi i casi sembra che ogni persona abbia una “carica” che le permette di fare un numero definito di attività oltre le quali si presenterebbe un esaurimento vitale. Difatti il consiglio più diffuso tra amici e alcune volte anche tra operatori sanitari è: “sei stressato, vatti a fare una vacanza”. Certamente una vacanza potrebbe fare bene, ma ogni vacanza finisce, e siamo al punto di partenza. Cosa si può fare allora, e come stanno le cose effettivamente?

Proviamo a rispondere alla prima domanda che ci siamo posti:

” Cos’è lo stress?”

 Lo stress è il risultato di una richiesta fatta dall’esterno, alle capacità di adattamento del corpo e della mente del lavo­ratore/trice. Se queste capacità sono in grado di soddisfare la domanda fatta e trovare una sensazione di piacevolezza dalla stimolazione che viene prodotta, lo stress è considerato uno stato psicologico benvenuto ed utile. Se esse, al contrario, non sono in grado di soddisfarla e trovano la domanda devastante, lo stress è percepito come uno stato psicologico che non è benvenuto e non è utile.

Questa definizione unitaria è interessante per tre ragioni:

1) perché indica che lo stress può essere buono o cattivo;

2) perché non sono gli eventi a determinare se noi siamo stressati o no, ma è la nostra reazione a loro;

3) perché essa ci dice che lo stress è una doman­da fatta alle capacità del corpo, considerato

 come un tutto unitario: se le nostre capacità sono abbastanza buone rispondiamo bene, se non lo sono soffriamo.

Lo stress riguarda il livello di attivazione mentale e fisica di un individuo. Possiamo considerare questa attivazione come la tensione della corda di un violino: se la corda non è per niente tesa non sarà possibile suonare, al contrario se è troppo tesa si udiranno suoni sgradevoli. Uscendo fuori dalla metafora del violino potremmo dire che un certo grado di attivazione, quindi di stress, è essenziale per vivere, ma se l’attivazione supera una certa soglia questa può essere negativa. Quindi lo stress non è per sua natura negativo, un certo livello di stress è essenziale per la vita e viene chiamato eustress (stress positivo), oltre una certa soglia invece si parla di distress (stress negativo).

 

Quali sono gli effetti dello stress sulla nostra salute?

 Gli studi e le ricerche hanno documentato che livelli malsani di stress al lavoro ed in famiglia possono portare ad un numero di disturbi e di malattie che includono l’affaticamento cronico, la depressione, l’insonnia, l’ansietà, l’emicrania, problemi emotivi, allergie ed abuso di tabacco, alcol e droghe.

Lo stress inoltre può contribuire allo svilup­po di ipertensione, di malattie coronariche e cerebro-vascolari, come anche all’insorgere dell’ulcera peptica, delle malattie infiammatorie dell’intestino e di problemi muscolo-scheletrici. Può anche alterare le funzioni immunitarie che possono generare lo sviluppo del cancro. Con­siderati insieme, questi disturbi possono essere responsabili di un ampio numero di morti e di casi di disabilità.

Cosa possiamo fare per combattere lo stress?

Gli individui possono mettere in atto diverse strategie per affrontare il distress:  cercare di risolvere il problema contingente (trovando differenti soluzioni), avere una reazione principalmente emotiva (diventando magari ansiosi o turbati), evitare il problema (andando, per esempio, a fare shopping). Non esiste una strategia migliore o peggiore delle altre, dipende dal problema che ci si trova ad affrontare e da quanto si possiede la capacità di valutare la situazione e scegliere la strategia più adeguata. Se siamo “imbottigliati” in mezzo al traffico, probabilmente la strategia più adeguata è quella di distrarci ascoltando la radio e all’occasione prendere strade alternative. Se dobbiamo preparare un esame lungo e difficile la strategia migliore potrebbe essere quella di pianificare meticolosamente come organizzarci con i ritmi di studio. Infine, se un nostro parente non sente alcune nostre ragioni, un certo tipo di reazione emotiva potrebbe essere la soluzione più efficace. Anche la preferenza nello scegliere una modalità o un’altra per affrontare le situazioni dipenderà dalle attitudini di ognuno e da quanto si è in grado di avere un approccio flessibile ai problemi. Ai fini della salute, l’efficacia della strategia adottata servirà soprattutto per ridurre i livelli di attivazione, “allentando la corda di violino  tesa” e  permettendo una vita più serena.

Uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Psychological Science afferma che bastano piccoli gesti di altruismo  per combatterlo . Non occorrono grandi gesti: è sufficiente compiere un’azione gentile nei confronti degli altri per ritrovare il benessere mentale e affrontare i problemi con uno stato d’animo positivo.

Nel corso della ricerca, gli autori hanno chiesto a 77 soggetti sani, di età compresa tra 18 e 44 anni, di indicare, per un periodo di due settimane, quali avvenimenti avessero caratterizzato le loro giornate. In particolare, ogni sera i volontari dovevano compilare, tramite il proprio smartphone, un piccolo questionario in cui si chiedeva se quel giorno avessero vissuto un evento stressante (per esempio: dissidi a scuola, sul lavoro o a casa, problemi di salute o nei rapporti interpersonali) e se avessero compiuto gesti altruistici (come tenere aperta la porta a qualcuno, o aiutare una persona a studiare). Infine, dovevano valutare il loro stato d’animo su una scala da uno a 100.

Al termine dell’indagine, è emerso che l’altruismo aveva la capacità di alleviare lo stress. Gli studiosi hanno osservato che nei giorni in cui i partecipanti avevano compiuto un’azione gentile nei confronti degli altri, mostravano un maggior benessere mentale. In particolare, mostrarsi disponibili con le altre persone aveva un effetto benefico sulla psiche dei volontari e li aiutava ad affrontare gli eventi stressanti con maggiore positività.

“Il nostro lavoro dimostra che aiutare gli altri significa anche aiutare se stessi – osserva Emily Ansell, che ha coordinato lo studio -. È sorprendente constatare quanto quest’effetto sia stato forte e uniforme in tutte le esperienze quotidiane. Per esempio, è emerso che se il soggetto aveva compiuto gesti altruistici durante i giorni più stressanti, non manifestava una riduzione delle sensazioni positive o del benessere mentale. Mostrava soltanto un lieve aumento delle emozioni negative”.