Stili di Attaccamento e psicopatologia

La moderna evoluzione del sistema familiare nella cultura occidentale ha modificato il concetto di genitorialità. Il genitore, al di là della dimensione biologica, è colui che esercita il parenting, ovvero quell’insieme di comportamenti che attiene alle capacità di proteggere il bambino e sostenerne lo sviluppo. La genitorialità quindi è la capacità di espletare il ruolo di genitore, attraverso l’adozione di un assetto comportamentale finalizzato a nutrire, accudire, proteggere, dare affetto e sostegno, educare, promuovere l’autonomia e l’indipendenza della prole. Prendersi cura di un figlio è dunque un compito complesso, poiché richiede un buon adattamento tra stadio evolutivo del minore e ambiente, tra esigenze del bambino e opportunità offerte dal contesto sociale. La disponibilità a fornire cure genitoriali adeguate è legata, più che all’istinto, alle capacità cognitive, affettive e relazionali dell’individuo e richiede una riorganizzazione e rinegoziazione sia del rapporto di coppia che del ruolo parentale. Alcuni autori facendo riferimento al modello cibernetico di finalismo comportamentale  propongono una definizione “ideale” e “normativa” di genitore, secondo la quale il genitore è: “quella persona che ha internalizzato lo scopo (posto da natura e società) di “prendersi cura” e lo persegua in maniera autonoma attraverso la formulazione autonoma e personale di sottoscopi interni contingenti” .

Secondo la teoria dell’attaccamento   l’importanza di garantire al bambino, nel corso della prima infanzia, la sensazione di sicurezza e fiducia nei confronti del genitore , rappresenterà una base sicura cui far riferimento per affrontare gli obiettivi di crescita. Ciò richiede al genitore caratteristiche di accessibilità, sensibilità e responsività. Un genitore accessibile fisicamente ed emotivamente, dovrà anche essere in grado di percepire e valutare i segnali di pericolo e di disagio, e di poter rispondere a tali bisogni in maniera amorevole, pronta, costante e adeguata. Ciò produrrà nel bambino un sentimento di sicurezza e un migliore adattamento al mondo sociale. La reciprocità tra genitore e figlio, che si costruisce attraverso l’empatia, favorisce di fatto l’emergere delle funzioni sociali nel bambino e ne sostiene l’apprendimento. Il legame affettivo tra genitore e figlio è stato concettualizzato come un vincolo stretto e duraturo con un partner considerato “unico e insostituibile” , che attraverso i sistemi complementari di attaccamento e accudimento , permette al genitore di ottenere modalità altamente individualizzate di regolazione del comportamento.

Numerose ricerche hanno indagato la continuità tra i modelli di attaccamento nell’infanzia e lo sviluppo di comportamenti adattativi o disadattativi associati ad essi. Gli esiti di tali ricerche sembrano evidenziare da una parte come il rapporto fra attaccamento e psicopatologia non sia così chiaro e lineare, fatta eccezione per i quadri legati all’attaccamento disorganizzato nella patogenesi dei disturbi dissociativi e nel disturbo borderline di personalità dall’altra indicano come lo stile di attaccamento giochi comunque un ruolo importante nella selezione, nel coinvolgimento e nell’interpretazione delle esperienze esistenziali della prima infanzia.

Si può ritenere dunque che le modalità di attaccamento possano svolgere un ruolo critico nella dinamica evolutiva verso possibili quadri psicopatologici, ma ciò dipende in larga misura dal contesto sociale che circonda il soggetto e da quanto sia in grado o meno di fornire il necessario supporto al bambino. Le esperienze successive ai primi anni, infatti, non possono essere considerate in alcun modo meno importanti nel determinare alterazioni progressive dell’adattamento in senso positivo o negativo. Infatti una storia di esperienze cumulative di disadattamento è più patogenetica di un breve periodo di funzionamento alterato nei primi anni di vita. Le osservazioni e le misurazioni della qualità dell’attaccamento infantile sono molto meno predittive di possibili sviluppi psicopatologici e di scarse competenze sociali in adolescenza, rispetto alla combinazione tra queste misure e successive valutazioni del rapporto tra il soggetto e i suoi genitori in età pre-adolescenziale e nella seconda infanzia.