Mente e cuore nei tempi moderni. Alfabetizzazione emotiva

Mente e cuori nei tempi moderni. Alfabetizzazione emotiva

 Negli ultimi tempi possiamo notare  la tendenza generale della società di orientarsi verso un’autonomia sempre maggiore dell’individuo, che a sua volta porta a una minor disponibilità alla solidarietà e a una maggiore competitività. Tutto questo si traduce in un aumentato isolamento e nel deterioramento dell’integrazione sociale. Questa lenta disintegrazione della comunità, insieme a uno spietato atteggiamento di autoaffermazione fanno la loro comparsa in un momento in cui le pressioni economiche e sociali richiederebbero piuttosto un aumento della cooperazione e dell’attenzione verso gli altri e non certo una riduzione di tale disponibilità. Insieme a questa atmosfera di incipiente crisi sociale, ci sono anche i segni di un crescente malessere emozionale, soprattutto fra i bambini e i giovani. Ciò che colpisce in modo particolare è l’impennata della violenza fra gli adolescenti; si pensi al giovane che massacrò i genitori a martellate per ereditare il loro patrimonio, o al gruppo di adolescenti che uccisero un amico per derubarlo e passare un fine settimana al mare. Questa tendenza, insieme al generale aumento di atti violenti privi di senso, soprattutto omicidi di donne e bambini, contribuisce a completare un quadro molto triste dal quale emerge che, fra i paesi industrializzati, l’Italia è seconda solo agli Stati Uniti per la frequenza di omicidi. Ogni giorno siamo raggiunti da notiziari pieni di queste cronache della disintegrazione della civiltà e del venir meno della sicurezza, attacchi furiosi di impulsi spregevoli sfuggiti a ogni controllo. I notiziari, tuttavia, non fanno che riflettere, su scala più ampia, la strisciante sensazione che anche nella nostra vita, come in quella delle persone intorno a noi, le emozioni siano fuori dal nostro controllo. Nessuno è al sicuro da questa caotica marea di impulsi seguiti dal pentimento; in un modo o nell’altro, essa raggiunge ciascuno di noi. Gli ultimi  anni sono stati costantemente martellati da cronache come queste, che ritraggono, in forma amplificata, l’incapacità emotiva, la disperazione e la noncuranza che regnano nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nella nostra vita collettiva. Questi anni sono stati testimoni di una violenza e una disperazione crescenti, indipendentemente dal fatto che si tratti della tranquilla solitudine dei giovanissimi con la chiave di casa in tasca e la televisione come babysitter, o del dolore dei bambini abbandonati, trascurati o maltrattati, o ancora dell’oscena intimità della violenza coniugale.  Tutto questo indica che alcuni minorenni italiani stanno avviandosi all’età adulta con gravi carenze relative all’autocontrollo, alla capacità di gestire la propria collera, e all’empatia. Aggiungete a questo crescente clima di violenza il fatto che l’Italia, come gli altri paesi del mondo industrializzato, sta sperimentando un aumento dell’incidenza della depressione che ha costantemente interessato tutto il nostro secolo. Le cifre che ci mostrano un enorme aumento della depressione in tutto il mondo denunciano un malessere emotivo  diffuso, che possiamo leggere anche in tutti quei fenomeni che tradiscono una crescente aggressività , adolescenti che vanno a scuola armati, incidenti stradali che finiscono in una sparatoria, ex dipendenti risentiti che massacrano gli ex colleghi. Sebbene l’Italia abbia uno dei tassi di suicidio più bassi, negli ultimi vent’anni si è assistito a una netta impennata, soprattutto fra i disoccupati, le vere vittime della situazione economica. Se a tutto questo si somma anche l’aumentato uso di droghe e di morti legate alla tossicodipendenza, si ottiene un quadro che mostra l’Italia pervasa da problemi laceranti, in preda a un crescente malessere. Uno dei motivi può essere che, in Italia come altrove, l’infanzia non è più quella di un tempo. I genitori, rispetto ai loro padri e alle loro madri, sono oggi molto più stressati e sotto pressione per le questioni economiche e costretti a un ritmo di vita assai più frenetico; dovendosi confrontare dunque con una nuova realtà, hanno probabilmente un maggior bisogno di consigli e di guide per aiutare i propri figli ad acquisire le essenziali capacità umane. Tutto questo suggerisce la necessità di insegnare ai bambini quello che potremmo definire l’alfabeto emozionale, le capacità fondamentali del cuore. Come negli Stati Uniti, anche in Italia le scuole potrebbero dare un positivo contributo in tal senso introducendo programmi di “alfabetizzazione emozionale” che , oltre alle materie tradizionali come la matematica e la lingua , insegnino ai bambini le capacità interpersonali essenziali. Queste capacità sono fondamentali proprio come quelle intellettuali, in quanto servono a equilibrare la razionalità con la compassione. Rinunciando a coltivare queste abilità emozionali, ci si troverebbe a educare individui con un intelletto limitato: un timone troppo inaffidabile per navigare in questi nostri tempi, soggetti a mutamenti tanto complessi. Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro.